Non c'era una volta un post

Non c'era una volta un post

Cara lettrice sconosciuta,

sono un po’ offeso, a dire il vero.
Giorni or sono ti ho giocosamente sfidato a trovarmi un titolo accattivante per il blog perché ero troppo pigro per farlo da me. Mi aspettavo che centinaia di lettrici sconosciute rispondessero alla chiamata, ma ahimè così non è stato.
C’è stata sì la bellezza di 1 proposta, della quale ringrazio l’autrice, ma ahimè otra vez, non somigliava molto a un titolo di post.

Come se non bastasse, i miei scherzosi amiconi d’infalescenza mi hanno deriso in un gruppo di Whatsapp. Tra le burle, però, un barlume di speranza. Anzi un burlume, perché pur sempre burla era.

  • A: Perché non optare per un più classico: “C’era una volta”?
  • B: O un sorprendente: “Non c’era stavolta”.
  • A: Bellissimo, approvo.
  • B: O un intrigante: “C’era una volta, e c’è tuttora”, o un più complesso: “Se ci fosse stato quella volta, non ci sarebbe bisogno che ci sia ora”.

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Ti presento Voodoo Child

Ti presento Voodoo Child

Cara lettrice sconosciuta,

Da qualche settimana non faccio che parlarne, quindi devi proprio aver vissuto sotto una pietra (o semplicemente molto, molto lontano dalla pietra sopra cui ne parlavo) se non lo sai già…

Ma oggi mi sento spammatore, perciò bandirò le ciance e riassumerò per i pietri e le pietre del mondo:

Rullo di tamburi

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La solitudine dei numeri secondi

La solitudine dei numeri secondi

Cara lettrice sconosciuta,

Non farti ingannare dal titolo. Di solito ne cerco uno intrigante e poi fatico per ore a scrivere qualcosa di anche solo lontanamente relazionato, fallisco, vado in panico, e taglio bruscamente.
Non sto esagerando, controlla pure.

Potrei inventare tristi storie da secondogenito trascurato; come il numero due è cresciuto all’ombra dei successi del numero uno, ma mentirei.
Quindi, ora che tanto la tua attenzione c’è l’ho, compirò un largo giro intorno al titolo e parlerò di semplice solitudine. Ai numeri secondi arriveremo dopo: devo ancora decidere cosa intendere per numeri secondi.

Nello scorso numero, ho parlato di quanto fosse difficile scrivere bene, oggi preferisco parlare di quanto sia difficile scrivere e basta. Principalmente perché così preparo scuse per chi chiama a gran voce un altro libro.

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Confessioni di un editato

Confessioni di un editato

Cara lettrice sconosciuta,

Ah, la scrittura…
Una bestia selvaggia, pressoché indomabile.
In tempi moderni potremmo perfino dire che sia uno dei due famosi liocorni.
Per averne prova basta aprire una qualsiasi rete sociale. O WhatsApp. Perfino un quotidiano, diamine!
Ovunque tu legga, l’elusiva scrittura si fa beffe di noi: periodi contorti, errori grammaticali, mancanza di punteggiatura, inglesismi… Tutti insieme appassionatamente.

Sembra che nessuno si salvi. Persino gli autoeletti difensori del Giusto, spesso e volentieri, sono vittime di sviste, regionalismi e… quant’altro.

Sì, quant’altro. Mi sono stufato di quest’incipit lagnoso e rococò e non ho più voglia di pensare al prossimo item dell’elenco.

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Mi sono innamorato di Audible

Mi sono innamorato di Audible

Il mio è un lavoro misterioso.

Alla stregua di quello di Chandler Bing, nessuno dei miei amici vincerebbe un concorso a premi, se messo alle strette circa cosa faccio.

Per farla breve, mi occupo di colore. Per farla media, sono consulente di gestione del colore. Per farla lunga avrei bisogno di troppo jargon che nemmeno io conosco, visto che vivo in Spagna e ignoro i termini tecnici italiani, quindi non la faccio lunga.

Tra gli aspetti del mio lavoro positivi e negativi allo stesso tempo ci sono i lunghi tragitti in auto di ditta in ditta. Una tipografia a Barcellona ha bisogno di me? No problem, tre ore e mezzo di macchina e ci sono, più il ritorno fan sette.
Due giorni dopo un plotter va ricalibrato a Madrid? Ho vinto altre sette ore di viaggio.

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Quando ti affezioni troppo a un personaggio

Quando ti affezioni troppo a un personaggio

…o a dei personaggi.

Non è quello che cerchiamo un po’ tutti, in fondo? Va be’, tutti noi che leggiamo/guardiamo quella parolaccia impostaci che è FICTION.

A me capitava spesso, e può essere tanto bello quanto frustrante, per non parlare degli effetti collaterali.

Vengo al sodo: ho appena finito di vedere The Office e, come non mi succedeva da tempo, ci sono rimasto male. Ma proprio male.
Cioè, è finita sul serio. Per sempre!
Finire un libro o una serie così è come seppellire un amico, in un certo senso. Quanto ti affezioni troppo a dei personaggi, inizi a darli per scontati. Poi, di punto in bianco, le pagine finiscono, la parola FINE sancisce la vera e propria fine di quella storia. E con lei la fine dei tuoi nuovi amici.
E tu stai male, vorresti vederli di nuovo, ascoltare nuovi aneddoti, ma non puoi. Puoi solo ricominciare da capo, ma non sarà mai più la stessa cosa.

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Elementare, Layne

Elementare, Layne

Nel suo sesto anno a questo mondo, Non tutti i principi nascono azzurri ha deciso di stupirmi.
Forse andare alle elementari ha fatto sì che uscisse dal guscio!

Non lo so, fatto sta che dopo i primi anni in sordina, poco a poco, sta ricevendo più attenzioni di quanto non sperassi, soprattutto considerando il mio talento (nullo) per fare promozione e il mio impegno (assente) nel farla.

Potrebbe quasi essere la volta buona che impari.

Colgo quindi l’occasione per celebrare un buon anno e ringraziare tutte le lettrici e lettori, presenti e future, che hanno fatto posto nel loro ereader per questa piccola avventura.

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Dinamismo dei miei stivali, meglio essere statici! AKA 6 anni di Gatto

Dinamismo dei miei stivali, meglio essere statici! AKA 6 anni di Gatto

Ah, Wordpress, quanti bei momenti abbiamo passato insieme.

Sentii nominare il tuo nome per la prima volta nel lontanissimo 2010, quando gli Msn Spaces furono trasferiti senza troppi complimenti a Wordpress. Ai tempi il mio space era piuttosto patetico — pieno di vaccate da liceali e abbandonato già da un paio d’anni — quindi approvai con sospetto il trasferimento, forse addirittura scrissi qualcosa per provare la nuova incarnazione, ma lo dimenticai in fretta.

Nel settembre 2011, però, la parolaccia Blog era sulla bocca di tutti, e in molti ne stavano addirittura facendo un mestiere.

— E tu a cosa ti dedichi?
— Faccio il Blogger.
— Brr…

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Giveaway di “Non tutti i principi nascono azzurri”

Giveaway di “Non tutti i principi nascono azzurri”

Ci incamminiamo verso la scadenza del giveaway di Non tutti i principi nascono azzurri.
In palio una copia firmata scarabocchiata della seconda edizione cartacea del romanzo.
Partecipa anche tu e prova ad aggiudicartela!

Se non conosci Goodreads, non preoccuparti: è la piattaforma per amanti dei libri più affollata e ricca di contenuti, dove praticamente ogni autore interagisce coi propri lettori [sì, persino gli autori famosi e ricercati! (ma non dalla legge)]. Se non ti è nuova, corri a riscoprirla!
Se invece non la conoscevi, iscriversi è facilissimo: puoi usare il tuo account facebook o registrarti in un attimo. Ne vale la pena!

Se invece la sfortuna ti perseguita e sai che nella vita non vincerai mai nulla, ti ricordo che il libro è disponibile anche in formato ebook su tutti gli e-store e anche gratuitamente o al prezzo che preferisci su Payhip.

Puoi fare entrambe le cose: partecipa al giveaway e scarica il libro gratis! Nessuno ti giudicherà.
Anche io ho sempre sfiga con le estrazioni. Alla pesca, da piccolo, mi toccavano sempre i peluche tarocchi e ai miei amici le micro machines e majorette fiammanti.
Però mi piaceva il fatto che i numeri fossero arrotolati dentro a un anellino di pasta, e ogni anno ci ricascavo.

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Miglior font gratuito per pubblicare un libro [FSL#2]

Miglior font gratuito per pubblicare un libro [FSL#2]

Gli aspiranti scrittori e il self publishing sono in voga da ormai qualche tempo, e sono venuti per rimanere, se mi concedi l’anglicismo. Nell’affrontare l’odissea dell’autopubblicazione, però, aldilà della qualità del testo in sé, si commettono un sacco di errori tecnici ed estetici.

Uno dei problemi più comuni è senz’altro la scelta di un font adatto alla stampa del proprio manoscritto, indipendentemente dalla piattaforma selezionata. Infatti non tutti disponiamo dei font professionali usati dalle case editrici, come l’aggraziato Simoncini Garamond o Bembo o ancora Baskerville (se siete curiosi circa quali sono i più utilizzati dalle case editrici e volete le prove, fate un salto qui).

Che font dovrei usare, allora, per impaginare un libro? Nessun problema, avranno pensato in molti, posso ricorrere a un qualsiasi font preinstallato sul mio sistema operativo, come Times New Roman, Georgia o chi per essi. Giusto?

Sbagliato.

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