La solitudine dei numeri secondi

Cara lettrice sconosciuta,

Non farti ingannare dal titolo. Di solito ne cerco uno intrigante e poi fatico per ore a scrivere qualcosa di anche solo lontanamente relazionato, fallisco, vado in panico, e taglio bruscamente.
Non sto esagerando, controlla pure.

Potrei inventare tristi storie da secondogenito trascurato; come il numero due è cresciuto all’ombra dei successi del numero uno, ma mentirei.
Quindi, ora che tanto la tua attenzione c’è l’ho, compirò un largo giro intorno al titolo e parlerò di semplice solitudine. Ai numeri secondi arriveremo dopo: devo ancora decidere cosa intendere per numeri secondi.

Nello scorso numero, ho parlato di quanto fosse difficile scrivere bene, oggi preferisco parlare di quanto sia difficile scrivere e basta. Principalmente perché così preparo scuse per chi chiama a gran voce un altro libro.

Credo di avere letto cosa significasse scrivere per professione in un articolo del vecchio Chuck. Sosteneva, se ricordo bene, che fosse un lavoro duro e ingrato, che comporta chiudersi in una stanzetta per ore, in solitudine, mentre il resto del mondo tira dritto. Aggiungeva che ritenesse normale che la metà degli scrittori fossero dei misantropi incalliti e sociofobici: cosa aspettarsi da una persona che evita il prossimo come la peste e chiede di essere lasciato in pace ora dopo ora, giorno dopo giorno?

Be’, Chuck non aveva tutti i torti, ma se posso permettermi una precisazione, almeno lui vive di scrittura.
Chi come me e come molti altri vive d’altro e, a parte, scrive, non è solo un misantropo incallito, è proprio un pazzo scatenato. Dove si trova il tempo di lavorare otto ore al giorno, fare vita sociale, vita coniugale, concedersi un attimo di riposo E!!! scrivere, che so, 500 parole al giorno?

(Piccolo inciso: 500 parole non sono mica tante, e io in media tardo due ore per scriverle)

Dicevo, dove trova il tempo una persona normale per scrivere?
No, davvero, dimmelo. Ti prego.

Finora ho avuto fortuna. Sebbene io sia la persona più pigra al mondo, negli altalenanti periodi di scrittura intensiva in cui mi immergevo non avevo molto altro da fare. Mentre scrivevo il primo libro ero all’università, scienze delle merendine, per cui abbondava il tempo libero. Invece Voodoo Child, molto più lungo, è stato iniziato verso la fine del periodo universitario, continuato durante la ricerca di lavoro, e finito nelle lunghe serate dopo il lavoro, mentre la dolce metà studiava per un concorso.
Detto così sembra che non smettessi mai di scrivere, ma l’ho fatto, oh, se l’ho fatto! Ho passato mesi interi, a volte persino dodici (che a casa mia si chiamano anni, e sono sicuro che nella tua anche), senza toccare la metaforica penna.

Il problema è che, più passa il tempo, più l’idea di rimettersi a scrivere genera ansia. Più paura viene di non sapere come continuare. Più si perde il filo del discorso. Più ci si dimentica delle ricerche fatte. Più un lunghissimo elenco di problemi paralizzanti.

Poi, dopo avere finito Voodoo Child, ho lasciato passare i mesi sufficienti per poterlo leggere e correggere con occhi nuovi. L’ho corretto, e ho passato il malloppo ai primi betareader. L’ho ricorretto, ho aspettato altri mesi, l’ho riletto e ricorretto e l’ho spedito in cerca di editore.

Stiamo parlando di circa 4 anni, tra una cosa e l’altra.

Ora che ho un lavoro stabile, che mi piace, una (quasi) casa in cui vivere, in una città della quale sono innamorato, con una moglie della quale sono ancora più innamorato, dove trovo il tempo di scrivere?

Come faccio adesso a tornare nella solitudine? Dovrei fare le ore piccole?

La solitudine delle ore piccole?
(Ed ecco che do un senso al titolo, giusto prima del gong)

Hai presente la pubblicità della hag, che per testimonial aveva uno scrittore? Il belloccio scriptorreico diceva qualcosa come “c’è un momento, la sera inoltrata, in cui scrivere diventa un piacere”, e di conseguenza si faceva un decaffeinato e poi giù a scrivere ancora di più.

Cioè. Oggi è venerdì, sono le 22.55 e io sembro già uno zombi, mi fanno male le braccia e ho una palpebra che sfarfalla manco fosse una falena.

Aiutami.

Condividi Commenti