[MdP#6] Vaivrag 6

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Avrei dovuto studiare, perciò risolsi il problema come facevo di solito. Rimandai.

Il presente me decise che il futuro me si sarebbe messo d’impegno e avrebbe studiato un sacco l’indomani, magari con una sveglia mattiniera. Fatto questo, solitamente il presente me si sentiva rassicurato e si godeva il resto della giornata senza preoccupazioni.

Il problema era che il futuro me non ci stava dentro a farsi inculare così dal presente me, per cui, con gran charme, spegneva la sveglia mugugnando e scaricava la responsabilità sul futuro anteriore me, che, svegliandosi verso le due del pomeriggio, si trovava alle strette coi tempi e con un leggero senso di colpa dovuto ai passati me — una manica di stronzi opportunisti — ed era costretto a rimandare al giorno dopo. Il tutto si ripeteva ciclicamente e ininterrottamente da anni. La procrastinazione — sì, è una parola, ciccione che mangia nell’ultima fila, è inutile che ti guardi intorno stupito, ho visto che alzavi un sopracciglio mentre rovistavi nelle patatine, e non dire che cercavi la sorpresina! — era la materia in cui più eccellevo.

Anni e anni d’esperienza mi avevano reso perfetto, e se a questo si aggiunge che sono sempre stato piuttosto atarassico, diventa chiaro che razza di macchina diabolica anti-studio fossi diventato. Il tempo passava e gli esami si avvicinavano. E io con ‘sta faccia imperturbabile. Mancava una settimana e la faccia non cambiava. Mancavano quattro giorni e la faccia non cambiava. Non aprivo libro. Mancavano tre giorni e finalmente la forza di volontà faceva breccia nella fortezza della pigrizia e studiavo. Leggevo.

20 pagine.

Domani andrà meglio, mi dicevo, e la faccia non cambiava. Mancavano due giorni e, avendo studiato il giorno prima, questo lo facevo passare senza sentirmi in colpa e senza fare niente. La faccia non cambiava. Il giorno prima dell’esame, da bravo studente diligente andavo in biblioteca e ci rimanevo finché non collassavo per il torcicollo e la stanchezza. Soddisfatto ed orgoglioso andavo a letto, sicuro di me e la faccia imperturbabile si trasformava in un sorriso. Il giorno seguente passavo l’esame e non capivo come la gente potesse studiare mesi e mesi e andare in panico per certe cose, quindi tornavo a casa.

E la faccia non cambiava.

[continua…?]

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