Frighi, Reti e Zucche (2ª parte)

A proposito di bussare:
apparentemente, il corriere Sda ha provato a consegnarmi un pacco 3 volte senza successo. Orbene, la prima posso anche capirla: sempre che abbiano trovato la nostra via (cosa su cui non giurerei) il mio nome non compare sul citofono, c’è solo un numero. Ma poi, oh, poi!

Nei quattro giorni, di cui solo due lavorativi, in cui ci troviamo fuori casa, Fastweb decide, senza prima averci avvisato, di inviarci il modem auto-installante. Perché, cioè, pagare un tecnico che venga fino a casa costa davvero troppo, e in più il livello medio di utenza italiana è quasi professionale no? No?

Quindi grazie al nostro solito e proverbiale culo, non appena atterrati in Spagna, ricevo una chiamata che mi chide: “Pronto, sda. Ho un corriere per lei. Che nome c’è sul citofono?”, ed io gli rispondo che c’è un numero. “Bene allora passeremo lunedì”, ed io mi prendo la briga di dire al caro signore che lunedì non c’eravamo, ma martedì sì. “Ok, ok, passiamo Martedì”.

Col cazzo.

Lunedì, sul bus Orio-Milano, mi arriva un sospetto sms che dice, Spedizione fallita per destinatario assente, svincolare spedizione bla bla bla IdV, numero sda, eccetera eccetera, Fastweb.

Svincolo quindi la suddetta spedizione mandandola al negozio di mia madre, con custode, o portinaio, o come diavolo si chiama, giusto per essere sicuri. E resto in casa, perché non si sa mai che tornino qui. Il citofono ora lo sanno.

Tu li hai visti?

Zero. Destinatario assente.

MA COME MINCHIA E’ POSSIBILE?
Risvincolo la spedizione, ignaro che sia ormai inutile, in quanto è iniziata la “giacenza” e solo il mittente può pensarci.

Infatti Fastweb, dopo giorni di bestemmie e svincolamenti inutili, mi chiama e mi chiede un indirizzo a cui rimandarlo, e io, da bravo, ripeto quello di mamma.
Questo lo faccio Giovedì 20 ottobre. Più di due settimane fa!

Del modem nessuna traccia e, finché non verrà attivato, non sono cliente Fastweb e non posso contattarli in alcun modo, perché nei primi minuti di chiamata cercano di identificarti, ed evidentemente non mi identificano. Rimane solo una cosa da fare: mettere in keyword “boicotta” “fastweb” e aspettare che mi contattino. Sempre che le dieci persone che mi leggono intimoriscano la reterapida. Ma cresceranno. Muah-ah-ah-ah! E allora sarò io a ridere!

Per stemperare la tensione ed evitare il molto prossimo esaurimento nervoso, Viene in mio aiuto il ponte dei morti. O santi? Santi morti? Morti santi? No al massimo beati. Nemmeno quello? Ok.

Con consorte raggiungo quel di Bogliasco (GE) e insieme ci apprestiamo a travestirci da idioti come tanti altri idioti e a bere come idioti. Halloween.

Sembra tutto filare per il verso giusto, quando qualcuno commette un fatale errore: spuntano i giochi di società.

Spunta tabù.

Come forse alcuni di voi sapranno, in Spagna i bambini si divertono ancora oggi a rincorrere le lumache o a battere chiodi con un frisbee. Non esiste altra forma di svago. Giuro. Potete quindi immaginare l’euforia e l’agonismo e l’impazienza e l’ira e l’odio e i sotterfugi e la passione con cui la mia lei si è gettata nella mischia. Tabù è peggio di una droga.

Nel giro di un giorno ha aggirato l’ostacolo linguistico imparando praticamente a memoria ogni schedina, e pretendendo sempre più dai suoi ormai spenti e stanchi compagni di gioco, e minacciando di morte gli avversari, nonostante forse qualche istante prima fossero in squadra con lei.

Una furia che nemmeno la Medea, nemmeno.

Macbeth con una classidra.

Ogniqualvolta veniva proposto un altro gioco, mogia mogia, resisteva una partita e poi partiva: “Tabù! Giochiamo a tabù! Tabuuuù!”

Stiamo ora gestendo la cosa nel modo più ortodosso possibile: isolamento forzato in una zucca gigantesca. Con camicia di forza.

Ma no, scherzo. Anzi, oggi è il suo compleanno e le sto facendo una torta di cui non faccio foto perché sono molto molto molto molto poco sicuro. L’odore è apparentemente buono.

Vi lascio quindi ai vostri problemi magari più seri e torno ad aspettare col binocolo tracce di frigoriferi e modem. Ce ne sono di selvatici che si aggirano per i parchi e i boschi. Fucile alla mano, tento il colpo grosso. La caccia è aperta.

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