Fine Sondaggio! And the winner is...

Siamo giunti alla fine del sondaggio! Yeeeeh!
Poteva esserci un solo vincitore, e così è stato:

Vincitore Sondaggio

La Paella Valenciana è la prossima ricetta che impareremo!

Abbiamo già comprato gli ingredienti e, come è tradizione, Domenica a pranzo la cucineremo e fotograferemo! (tradizione mangiarla, dico, non fotografarla)
Specifico fin da ora che si tratta della Paella con carne, non con frutti di mare, e ne approfitto per sfatare un mito:
Quella di carne non è una “variante”, è la paella originale.

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[MdP#Riassuntone] Vaivrag 1-6

Avere vent’anni non mi sta sembrando così bello.
Ecco, l’ho detto.
Voglio dire, tutto qui? Vedo le stesse facce di sempre, solo molto più impegnate a darsi un tono da uomo/donna impegnati. Aperitivi di qua, feste di là, pomeriggi in biblioteca, serate a ballare dove “c’è tutta Milano”.
Mi sembra che stiano tutti seguendo un grande copione. Un breviario con norme di comportamento e una non troppo vasta scelta di personaggi da interpretare.
Mi guardo intorno e vedo attitudini, non personalità, grandi discorsi e citazioni elaborate ma poca, poca sostanza.
C’è da dire che come osservatore partecipante non mi do troppo da fare. Come al liceo, o meglio, ciò che un tempo era il liceo, sono più le serate che passo a casa che non fuori a fare i bagordi. Sarà che ho iniziato presto ed esagerato, sarà che mi sono stufato della routine, sarà che non m’è mai piaciuto ballare, sarà che miro ottusamente a non fare quello che tutti fanno, sarà non so cos’altro, ma questi vent’anni tanto blasonati cominciano ad insospettirmi. Tutto qui?
Però ora che ci penso il problema non sta tanto nella giovane età, quanto nella gioventù da cui è formata. Non sarò certo il primo a dirlo, ma i giovani d’oggi non sono tanto giusti.
Non lo siamo, la maggior parte di noi è inetta. Davvero. Non è bello sentirselo dire, ma siamo dei buoni a nulla. Certo, ci sono le eccezioni, e ognuno di noi crede di esserlo. E mi sa che è questo il problema. Per cui farò finta che non ci siano eccezioni. Così nessuno è in diritto di chiamarsi fuori.
Tutti, nessuno escluso, che del resto è la definizione di tutti e quindi è pleonastico, siamo dei buoni a nulla.

Me ne stavo lì sulla panchina scribacchiare le mie sentenze senza il minimo senso di colpa. Il sole era già alto in cielo e dovevano essere le due, cominciavo ad avere fame. Ero uscito di corsa quella mattina, con un misero sorso di succo in pancia. La bici sembrava pesare un quintale mentre pedalavo e credevo di sciogliermi dal caldo, schivando passanti idioti e macchine ostinate a chiudermi a destra. Era domenica, non me n’ero accorto. Tutta colpa del doppio sabato. Ovvero del venerdì-come-sabato, ultima news dell’essere universitari.

Ero ovviamente convinto che fosse lunedì, perché dopo due serate fuori, il week-end, c’era il lunedì. Era sempre stato così, non c’era motivo per cui dovesse cambiare improvvisamente. I cancelli erano chiusi e c’era insolitamente poca gente in giro, e molti più vecchi con bambini ad orari improbabili.

Porca merda, era successo ancora. Stavolta in un modo ancora più irritante.

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È tempo di sondaggi!

È passato molto tempo dall’ultima ricetta.

Vuoi per pigrizia, vuoi per impegni, la mia cucina ha smesso di ospitarvi, e questo mi rattrista.
Per questo voglio organizzare un ritorno in grande stile in cui presenterò niente poco di meno che la ricetta più richiesta dai miei innumerevoli lettori!

“WAAAH! BRAVOO!”

Grazie, grazie.

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[MdP#6] Vaivrag 6

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Avrei dovuto studiare, perciò risolsi il problema come facevo di solito. Rimandai.

Il presente me decise che il futuro me si sarebbe messo d’impegno e avrebbe studiato un sacco l’indomani, magari con una sveglia mattiniera. Fatto questo, solitamente il presente me si sentiva rassicurato e si godeva il resto della giornata senza preoccupazioni.

Il problema era che il futuro me non ci stava dentro a farsi inculare così dal presente me, per cui, con gran charme, spegneva la sveglia mugugnando e scaricava la responsabilità sul futuro anteriore me, che, svegliandosi verso le due del pomeriggio, si trovava alle strette coi tempi e con un leggero senso di colpa dovuto ai passati me — una manica di stronzi opportunisti — ed era costretto a rimandare al giorno dopo. Il tutto si ripeteva ciclicamente e ininterrottamente da anni. La procrastinazione — sì, è una parola, ciccione che mangia nell’ultima fila, è inutile che ti guardi intorno stupito, ho visto che alzavi un sopracciglio mentre rovistavi nelle patatine, e non dire che cercavi la sorpresina! — era la materia in cui più eccellevo.

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[MdP#5] Vaivrag 5

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Finito di mangiare filai in camera mia e accesi istintivamente il computer. Era un gesto automatico, inevitabile. La mia droga. Non ho mai fumato e ho sempre considerato dei perdenti quelli che lo facevano, ma tutte le mie convinzioni e critiche contro i dipendenti, siano essi tabagisti o cocainomani, dovevano fare i conti con la mia dipendenza. Il computer.

Senza alcun motivo plausibile passavo le mie giornate al pc, ascoltando e ordinando musica, guardando film e telefilm, registrando canzoni e giocando al gioco per cui ero in fissa al momento. Più spesso semplicemente cercando un gioco per cui andare in fissa, cercando film e telefilm da vedere, cercando musica e cercando programmi per ordinarla.

Ero come ipnotizzato, il tempo passava e io non facevo niente per fermarlo. La mia camera era una cella a cui avevo messo i fiori alle finestre, e non volevo più uscirne. Di tanto in tanto mi passava per l’anticamera del cervello, ma la pigrizia aveva il sopravvento. Quella e la convinzione che niente di nuovo mi aspettava fuori, che vedere gli stessi posti, le stesse facce non mi avrebbe cambiato la giornata; anzi, mi sarei rotto il cazzo.

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Gli esami sono finiti, rimane da non lavorare mai!

Se canticchiate una nota canzone dei Ministri, il titolo diventa anche orecchiabile.

Fatelo.

HO FINITO GLI ESAMI!!!!

Sarà, direte voi, vai a una facoltà del cazzo!
Be’, questo è vero. Ma ogni facoltà ha le sue spine, come un ultimo esame di filosofia dopo anni di letture più rilassanti.
Sarà, direte voi filosofi, io devo farne venti di filosofia!
Be’, questo è un vostro problema, potevate pensarci prima di andare alla facoltà più inutile della storia mondiale. Toma!

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[MdP#4] Vaivrag 4

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Spensi violentemente il televisore, togliendogli la corrente, alla prima inquadratura dell’irritante presentatrice bionda del pomeriggio. Per non fare nomi.

Maria DeFilippi. Per farne.

“C’è del prosciutto?” chiese mio fratello.

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[MdP#3] Vaivrag 3

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Rilessi al volo ciò che avevo scritto, non male, pensai, ma non avevo voglia di continuare; più che altro avevo fame. Mi ero punito abbastanza rimanendo fuori, era ora di tornare a casa e cucinarsi qualcosa di fresco, buono e sano. Pizza surgelata con ogni probabilità. Meglio di niente. Ogni anno, dalle scuole medie, c’è sempre stato qualcosa in casa da cucinare al volo. Ogni tanto cambiava, e qualche piatto finiva nel dimenticatoio. Prima sono venuti i toast, poi i cordon bleu, i ravioli, i 4salti in padella e le piadine. La pizza surgelata è stata una sorta di costante. Rimontai sulla bici e pedalai fino a casa, non distante da una delle entrate dei giardini. Era domenica, ora lo sapevo, quindi probabilmente nessuno era ancora uscito, e ognuno aveva pranzato come e quando meglio credeva.

Non abbiamo mai avuto grande rispetto dei riti e delle tradizioni famigliari, non nel senso teorico quanto in quello pratico, per cui finivamo per essere più che altro coinquilini. L’unica eccezione era la cena, ma più che altro per coincidenza e convenienza, in quanto di solito c’eravamo tutti, mentre a colazione e pranzo ognuno era schiavo dei propri orari e abitudini, sviluppate nel corso degli anni. Sia io che mio fratello abbiamo imparato a cavarcela da soli in queste faccende il prima possibile, che è guarda caso coinciso coi primi anni senza donna di servizio/baby-sitter.

Aperto il cancello parcheggiai la bici in giardino, buttandola dove capitava, tanto c’era bel tempo, ed entrai in casa. Come previsto, nonostante l’ora, aveva mangiato solo nostra madre, e mio fratello oziava davanti alla televisione.

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[MdP#2] Vaivrag 2

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Stavolta avevo superato me stesso, avevo fatto più di sei chilometri senza pormi domande, senza realizzare l’errore. Senza svegliarmi, in fondo.
Non so se esiste un termine medico per questo. Probabilmente idiozia. Ma non è una vera e propria condizione, scientificamente parlando.

L’orologio faceva le dieci e mezza, il cielo era blu e luminoso, e un generoso sole quasi estivo stava percorrendo la sua scalata quotidiana.
Era pieno aprile e non mi capacitavo di come potessi non avere ancora preso il ritmo universitario ed avere confuso domenica con lunedì. Era già il secondo cazzo di semestre ed era pure primavera, come si fa ad essere così rincoglioniti?

La giornata prometteva bene, ed ero troppo incazzato con me stesso per concedermi di tornare a casa; per cui mi diressi al parco, come solevo fare al liceo in primavera, saltando a discrezione l’interrogazione di fisica o salcazzo. Ai tempi me ne stavo lì sulla panchina ad inaugurare i libri di testo comprati a settembre, in folli maratone pre-terza prova, o semplicemente a scrivere canzonette sui taccuini da radical chic della moleskin. Cioè, non canzoni a proposito dei taccuini, solamente sopra, sia chiaro. Ho di meglio da dire, di solito. Mmh. Di solito.

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[MdP#1] Vaivrag 1

Avere vent’anni non mi sta sembrando così bello.
Ecco, l’ho detto.
Voglio dire, tutto qui? Vedo le stesse facce di sempre, solo molto più impegnate a darsi un tono da uomo/donna impegnati. Aperitivi di qua, feste di là, pomeriggi in biblioteca, serate a ballare dove “c’è tutta Milano”.
Mi sembra che stiano tutti seguendo un grande copione. Un breviario con norme di comportamento e una non troppo vasta scelta di personaggi da interpretare.
Mi guardo intorno e vedo attitudini, non personalità, grandi discorsi e citazioni elaborate ma poca, poca sostanza.
C’è da dire che come osservatore partecipante non mi do troppo da fare. Come al liceo, o meglio, ciò che un tempo era il liceo, sono più le serate che passo a casa che non fuori a fare i bagordi. Sarà che ho iniziato presto ed esagerato, sarà che mi sono stufato della routine, sarà che non m’è mai piaciuto ballare, sarà che miro ottusamente a non fare quello che tutti fanno, sarà non so cos’altro, ma questi vent’anni tanto blasonati cominciano ad insospettirmi. Tutto qui?
Però ora che ci penso il problema non sta tanto nella giovane età, quanto nella gioventù da cui è formata. Non sarò certo il primo a dirlo, ma i giovani d’oggi non sono tanto giusti.
Non lo siamo, la maggior parte di noi è inetta. Davvero. Non è bello sentirselo dire, ma siamo dei buoni a nulla. Certo, ci sono le eccezioni, e ognuno di noi crede di esserlo. E mi sa che è questo il problema. Per cui farò finta che non ci siano eccezioni. Così nessuno è in diritto di chiamarsi fuori.
Tutti, nessuno escluso, che del resto è la definizione di tutti e quindi è pleonastico, siamo dei buoni a nulla.

Me ne stavo lì sulla panchina scribacchiare le mie sentenze senza il minimo senso di colpa. Il sole era già alto in cielo e dovevano essere le due, cominciavo ad avere fame. Ero uscito di corsa quella mattina, con un misero sorso di succo in pancia. La bici sembrava pesare un quintale mentre pedalavo e credevo di sciogliermi dal caldo, schivando passanti idioti e macchine ostinate a chiudermi a destra. Era domenica, non me n’ero accorto. Tutta colpa del doppio sabato. Ovvero del venerdì-come-sabato, ultima news dell’essere universitari.

Ero ovviamente convinto che fosse lunedì, perché dopo due serate fuori, il week-end, c’era il lunedì. Era sempre stato così, non c’era motivo per cui dovesse cambiare improvvisamente. I cancelli erano chiusi e c’era insolitamente poca gente in giro, e molti più vecchi con bambini ad orari improbabili.

Porca merda, era successo ancora. Stavolta in un modo ancora più irritante.

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